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Caso di successo riguardante l'azzeramento del saldo passivo di € 45.020,45 e il ricalcolo a credito di € 36.074,71

La Corte di Appello di L’Aquila ha azzerato il saldo passivo di chiusura del conto corrente pari ad € 45.020,45 ricalcolandolo nel saldo a credito di € 36.074,71 e, quindi, ritenendo che tutte le rimesse eseguite in conto corrente entro i limiti del fido concesso non costituiscono pagamenti 

Gli eredi di un’azienda nota nel settore Cucine si vedevano diffidare, alla morte del di loro genitore amministratore dell’azienda, dall’Istituto Bancario con il quale da anni la ditta intratteneva rapporti di credito il pagamento del saldo di conto corrente chiuso a sofferenza di € 45.020,45.

I citati eredi dell’amministratore dell’azienda, quindi, si recavano presso il mio studio ove, dopo l’analisi dei documenti negoziali e contabili inerenti i predetti rapporti bancari, veniva ricalcolato il saldo di conto corrente epurato dai costi indebitamente annotati dalla banca negli estratti conto. Dacchè, si decideva di citare la banca che aveva diffidato il pagamento del saldo passivo di conto corrente al fine di accertare l’inesistenza del credito preteso dalla banca e, conseguentemente, di ottenere la condanna della medesima banca alla ripetizione delle maggiori rimesse eseguite in conto corrente a titolo di interessi, cms, spese e interessi anatocistici illegittimamente incassati dalla banca.

Il Tribunale di Lanciano con sentenza emessa nel 2015 dichiarava prescritta la domanda relativa al ricalcolo delle poste passive annotate fino al 1997 e per l’effetto condannava gli attori a pagare alla banca il saldo passivo ricalcolato nella somma di € 12.843.52. Detto provvedimento era impugnato dai successori della ditta correntista nella parte in cui era stato dichiarato prescritto (estinto) il di loro diritto relativamente alle poste passive illecite annotate fino all’anno 1997 e, quindi, accertata un’esposizione passiva a loro carico.

La Corte di Appello di L’Aquila con la sentenza n. 84 del 2018, accoglieva pienamente le doglianze degli appellanti, precisando che la Banca non aveva individuato, oltre che provato, l’esistenza in conto corrente di pagamenti delle competenze applicate sulle linee di credito concesse e annotate negli estratti conto.

La Corte di Appello, pertanto, provvedeva, previo ricalcolo dei saldi di conto corrente dall’accensione alla chiusura epurati dai costi indebitamente applicati, a condannare la banca al pagamento in favore degli eredi della correntista della somma pari a € 36.074,71 (oltre interessi), oltre al rimborso delle competenze e spese di lite relativi a entrambe le fasi di giudizio.

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